martedì 1 gennaio 2013
Magica Praga!
Visto che la cucina e il cibo sono gli argomenti cardine di questo blog, mi sembra giusto inaugurare una serie di post in cui parlare di una parte essenziale delle vacanze: l'esperienza enogastronomica.
E poichè è periodo di feste, l'occasione è perfetta per parlare di una meta molto gettonata per le vacanze di fine anno: la romantica Praga.
I piatti tipici sono quelli che si possono trovare un po' in tutta l'area del fu impero austro ungarico: stufati di carne (primo su tutti il goulash, anche se di origine ungherese), salsicce, zuppe e ovviamente il famoso prosciutto di Praga (che qui arrostiscono su fuoco di legna e servono a fette alte mezzo centimetro). Una cosa che gli austriaci hanno lasciato di buono, oltre a una miriade di chiese stupendamente barocche, sono i Caffé: non hanno niente da invidiare a quelli viennesi e la quantità e qualità dei dolci offerti è tale da sbriciolare ogni buon proponimento.
lunedì 12 novembre 2012
Wagashi autunnale
Un auto-imposto regime dietetico mi ha un po' tenuta lontana dai fornelli (o meglio dalle ricette che solitamente mi piace sperimentare). Proprio mentre studiavo la maniera di trovare un piatto nuovo fattibile con gli ingredienti concessimi, mi sono venuti in menti i wagashi (i dolci giapponesi, in genere consumati bevendo il tradizionale tè macha). L'anno scorso, in un negozio della Minamoto Kitchoan , oltre ai soliti dolcetti graziosi ma zuccherosi in maniera quasi eccessiva (e necessaria essendo accompagnati, di norma, da un tè amarissimo), ho scoperto delle gelatine delicatissime, con un etereo gusto fruttato e un sentore amabilmente zuccherino indefinito come un ricordo.
Pensando al delicato equilibrio di sapore dei dolci giapponesi e al fatto che sono preparati con forme e sapori che richiamano la stagione, ho creato una gelatina al cachi (il mio frutto autunnale preferito).
Mi sono ispirata ad una ricetta di derivazione nipponica trovata in questo sito http://1tess.wordpress.com/, ma ne ho variato esecuzione e qualche ingrediente per esaltare al massimo il sapore naturale e il profumo del frutto. La ricetta è ideata per un qualsiasi tè nero ma io ho usato, e consiglio, il Ceylon Orange Pekoe: ha un sapore intenso ma non troppo amaro, con un fresco aroma che quindi si sposa bene con la dolcezza del frutto.
GELATINA DI CACHI PROFUMATA AL TE' NERO
sabato 27 ottobre 2012
Certi giorni...
Ti piglia una tale uggia, un tale malumore che una piccola consolazione, senti di meritartela. Niente di troppo complesso o stancante: una sana, autunnale e tradizionale crostata di mele.
In fondo gli ingredienti sono molto comuni e di solito onnipresenti in casa: uova, zucchero, farina, burro ....burro?! E così, il piano di lavoro già sgombro e gli utensili preparati, ti accorgi che in frigo è rimasto solo un insulso rimasuglio di burro che, si e no, è buono per fare 3 biscotti.
Una persona ragionevole rimanderebbe tutto, una dinamica uscirebbe in direzione del primo supermercato...una persona incredibilmente pigra e ostinata si mette a modificare la ricetta. Ne è uscita una frolla allo yogurt decorata con mele leggermente caramellate (la foto non rende giustizia al colore e al gusto). La frolla, avendo meno grassi, è ovviamente meno friabile ma ugualmente leggera e molto più digeribile.
Sulla base della frolla ho spalmato della marmellata di cotogne fatta in casa: ha una punta di acidità finale che, secondo me, si sposa perfettamente con le mele cotte. Ovviamente, anche se più povera di grassi, è sempre un dolce goloso e ricco di zuccheri. Quindi buon appetito ma evitate il bis ;)
CROSTATA DI MELE CON FROLLA LEGGERA
lunedì 24 settembre 2012
Giovedì gnocchi
Va bene che, quando finisce agosto, sembra di lasciarsi un intero anno alle spalle (come ci insegnano i Righeira) e settembre sembra particolarmente grigio perchè significa la ripresa di pieni ritmi lavorativi ma,quando si arriva ad un crollo di 10 gradi e la prova costume e alle spalle, ti prende la voglia di qualcosa di buono..... E poichè da me Ambrogio non passa e, contrariamente alle previsioni statistiche, in vacanza non ingrasso, mi son concessa un bello strappo con una mega porzione di emilianissimo gnocco fritto (accompagnato ovviamente da ottimo prosciutto di Parma, con la sua brava aureola di grasso...che sennò che senso ha comprare il Parma? ;)).
Una frittura fatta a regola (in olio bollente e mescolato ad un grasso ad alto punto di fumo, come strutto od olio d'oliva) non è un grosso peso per stomaco e fegato (a condizione, ovviamente, di non eccedere con quantità e frequenza): è un piatto semplice ma dalla squisita genuinità. Molto spesso nei ristoranti si spaccia per gnocco fritto (o crescentina o torta fritta) un qualsiasi ritaglio di pasta di pane fritto, ma la preparazione originale ha una fragranza e una leggerezza che la normale pasta cresciuta non ha...in pratica si gonfia tantissimo.
I più salutisti potrebbero arricciare il naso per la presenza dello strutto: grasso di origine animale e per di più con un deciso contenuto di grassi saturi...ma onestamente ha un contenuto di grassi insaturi superiore al burro e nella ricetta ne è usato un quantitativo davvero minimo (sicuramente molto minore di quello usato in tanti alimenti da forno industriali in cui se ne ignora la presenza, dal pane in cassetta agli snack salati).
Polemiche a parte, provare per credere: fetta di prosciutto su gnocco bollente e al primo morso si farà fatica a smettere. ;)
GNOCCO FRITTO
giovedì 13 settembre 2012
La signora in rosso
Ed eccomi, di ritorno dalle vacanze, a presentare un dolce onnipresente nelle pasticcerie USA (chi segue Buddy Valastro l'avrà sentito nominare decine di volte) e decisamente adatto solo ai più golosi (chi è a dieta non vada avanti nella lettura XD).
Piccola premessa, a me non piacciono le torte dal sapore troppo ricco e con farciture pesanti. Inoltre non amo le bagne alcoliche, quindi la scelta di una torta farcita da realizzare, di solito, predilige i dolci con farcitura alla frutta (che rilascia quel po' di umidità tale da mantenere il dolce morbido) o a dolci al cioccolato.
La Red Velvet Cake unisce la soffice e spugnosa consistenza dei dolci americani e la voluttuosa combinazione dei profumi di cacao e vaniglia. Il tutto in un impasto di un sanguigno color rosso: originato nella ricetta tradizionale dalla reazione chimica di polvere di cacao, bicarbonato e aceto ma, poichè la riuscita non è sempre assicurata (io ho provato e ottenuto, in passato, un color marroncino rosato) ormai, per andare sul sicuro si aggiunge un po' di colorante. Farcita a strati con una crema al formaggio, si ottiene un favoloso effetto visivo che ricorda la bandiera americana e forse, oltre alla bontà, questa è la ragione della frequente presenza sulla tavola delle feste più importanti .
Alcuni suggerimenti per l'esecuzione.
- Ingredienti. Il più difficile da reperire è il latticello (spesso menzionato nelle ricette americane). E' una sorta di latte fermentato, reperibile per lo più in negozi di alimenti bio. Si può sostituire mescolando latte intero e yogurt bianco in parti uguali, lasciando a riposare almeno una ventina di minuti. Il colorante è un altro ingrediente indispensabile: consiglio quello in gel (possibilmente marca Wilton ) poichè ne serve molto poco e la resa di colore è perfetta senza modificare consistenza e sapore. Infine l'estratto di vaniglia: quello vero è un ingrediente ottimo, e piuttosto caro, perchè, a differenza dei vari aromi chimici in vendita, è ottenuto dalla macerazione di bacche di vaniglia in alcol e zucchero. Ne basta un cucchiaino per aromatizzare una grossa torta ma, ovviamente, in mancanza di meglio si può usare la stessa quantità di aroma artificiale (anche se il sapore ne risente decisamente).
- Preparazione e farcitura. Questo tipo di impasto risulta molto spugnoso e umidiccio anche dopo la cottura, inoltre il rischio di un errore nei tempi o nella temperatura può portare facilmente a far "collassare" il dolce già cresciuto. Un trucco, comunemente usato dalle massaie americane, consiste nel dividere l'impasto in due tortiere medie anziché una grande. Sarà maggiore la garanzia di cottura uniforme dei due dischi che poi verranno sovrapposti e uniti da una farcia di crema (oppure ulteriormente divisi se si vogliono più strati).
Una cautela prima di dividere i dischi è di tenerli almeno 1 ora in frigo: saranno più facili da tagliare. ;)
- Decorazione. Il modo classico è quello di ricoprirlo di glassa al formaggio e spargere molliche della torta (ricavate tagliando i dischi) sui bordi. In questo caso particolare io ho appoggiato delle rose, fatte con la pasta fondente, direttamente sulla crema ma è una scelta sconsigliata se si vuole preparare il dolce con molto anticipo: lo zucchero è nemico dell'umidità e dopo qualche ora a contatto con la crema le decorazioni comincerebbero a sciogliersi.
E dopo questa lunga introduzione, ecco la ricetta.
RED VELVET CAKE
sabato 4 agosto 2012
Voglia cioccolatosa...
che ti assale nonostante fuori ci sia un caldo da far pascolare i cammelli. E allora che si fa? Si cede ovviamente e si cerca di pensare alla ricetta che per tempistica riesca a conciliare la necessità di tenere il forno in funzione solo fino al momento di riaccendere il condizionatore (la convivenza dei due è una sfida improponibile per la mia utenza domestica). E la risposta è facile: biscotti all'avena, golosi, friabili e cioccolatosi al punto giusto. E visto che male non ci sta, ci aggiungo anche il bonus cocco ;)
BISCOTTI D'AVENA "CIOCCO -COCCO"
Per 20 biscotti
100 g burro
100 g zucchero di canna
1 uovo
100 g fiocchi d'avena
2 cucchiai acqua
100 g farina
1 cucchiaio cacao amaro
1 cucchiaino lievito in polvere
100 g cioccolato fondente ( a pezzetti)
75g cocco secco grattugiato
- Mettere il burro ammorbidito in una ciotola e lavorare con lo zucchero fino ad ottenere una crema soffice.
- Aggiungere l'uovo e continuare a lavorare. Incorporare gradualmente l'acqua e i fiocchi d'avena. Continuare a mescolare, setacciando sul composto, la farina, il cacao, il lievito. In ultimo aggiungere il cocco e il cioccolato tagliato a scaglie piuttosto grosse.
- Foderare 2 teglie con carta forno e distribuite l'impasto a cucchiaiate, senza appiattirlo, distanziandole bene l'una dall'altra. Far cuocere in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti. Sfornare e lasciare raffreddare 5 minuti prima di trasferirli su una gratella.
Una volta raffreddati trasferire in una scatola di latta. Si conservano 7 giorni ... ma questo dato non è verificato perchè non mi sono mai durati così tanto XD
venerdì 27 luglio 2012
Metti una sera d'estate...
apri il frigo e le trovi. Due belle melanzane, accattivanti come il corpo di una donna fasciato di seta nera (licenza poetica ;p). Due melanzane violette tonde, per essere precisi. Questa qualità, ricca di 'mollica' e più dolce è perfetta per essere cotta alla piastra o ridotta a purea, mentre le loro cugine della varietà lunga, più amarognole e saporite, sono perfette per essere fritte, perché assorbono meno olio.
Ma io avevo voglia di qualcosa di goloso e ho adottato un tipo di frittura che riesce a far cuocere bene la melanzana senza farla inzuppare d'olio: ho usato, per dirla semplicemente, il metodo cotoletta. Doppia impanatura (uovo pangrattato, ripetuto per due volte) utilizzando fette di melanzane cruda. Risultano dolci, ben cotte e gustose allo stesso tempo. Ecco 2 ricette flash con cui mi sono disfatta delle signore in nero :D Veloci e pratiche perchè d'estate non si ha voglia di stare a lungo ai fornelli.
Ma io avevo voglia di qualcosa di goloso e ho adottato un tipo di frittura che riesce a far cuocere bene la melanzana senza farla inzuppare d'olio: ho usato, per dirla semplicemente, il metodo cotoletta. Doppia impanatura (uovo pangrattato, ripetuto per due volte) utilizzando fette di melanzane cruda. Risultano dolci, ben cotte e gustose allo stesso tempo. Ecco 2 ricette flash con cui mi sono disfatta delle signore in nero :D Veloci e pratiche perchè d'estate non si ha voglia di stare a lungo ai fornelli.
Iscriviti a:
Post (Atom)
.jpg)

